Privacy Officer: 2 aziende su 3 hanno bisogno di uno – News dal web

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Privacy Officer: 2 aziende su 3 hanno bisogno di uno – News dal web

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E’ un professionista specializzato nell’evitare multe da capogiro quando si parla di protezione dei dati. Si chiama privacy officer e in 15 altre nazioni europee o incentivato dalla legge, per non parlare degli Stati Uniti dove esiste dagli anni ’90. Ma è una professione destinata ad affermarsi in breve tempo pure in Italia, complice anche il regolamento europeo sulla protezione dei dati, che lo imporrà a pubbliche amministrazioni e migliaia di aziende. Tanto che Federprivacy stima che ne avrebbero bisogno due aziende italiane su tre.

 

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Lavoro Nestlé per giovani … 5.000 in Italia – News dal web

Lavoro Nestlé per giovani Nestlé per giovani

Circa 200 aziende in Europa, di cui 12 in Italia, sono entrate a far parte di Alliance for YOUth, l’iniziativa lanciata da Nestlé per giovani, per far fronte alla crisi occupazionale in Europa, impegnandosi a creare nel continente oltre 100.000 opportunità per i giovani nei prossimi anni, di cui oltre 5.000 in Italia e presentata oggi a Roma. Il progetto promuove, inoltre, la stretta collaborazione con responsabili politici e il settore dell’istruzione per migliorare la preparazione professionale dei giovani e rilanciare la creazione di posti di lavoro.

“Forte dell’adesione di oltre 200 aziende di tutta Europa -ha affermato Laurent Freixe, ceo di Nestlé Europa- Alliance for YOUth si conferma come il primo movimento paneuropeo promosso dalle imprese per aiutare i giovani a prepararsi più adeguatamente all’ingresso nel mondo del lavoro e a migliorare le loro prospettive di impiego su un mercato molto competitivo”.

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Lavoro e Cancro. Per sostenerlo durante e dopo nasce Pro Job

Lavoro e cancro

Lavoro e Cancro.

Lavorare durante e dopo un cancro.

Un obiettivo importante da raggiungere visto che un sondaggio Aimac-Piepoli (2008) ha dimostrato che il 90% dei malati oncologici ritiene fondamentale lavorare.

Così come l’indagine Censis-Favo (2011) ha evidenziato che solo l’8% dei malati lavoratori intervistati, per curarsi, è ricorso al part-time previsto dalla legge e che solo il 26% dei caregiver lavoratori intervistati è ricorso a congedi lavorativi e il 7% al part time.

Ma per fare centro in un obiettivo così importante occorre che le aziende sviluppino interventi organizzativi volti a sostenere il mantenimento e il reinserimento lavorativo dei pazienti e dei loro famigliari che lavorano.

 

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Tweet di @PatriziaPiraino